Il pavor, o terrore notturno, è un fenomeno che può cogliere i genitori del tutto impreparati: sveglia improvvisa, pianti inconsolabili, agitazione del bambino e una sensazione di impotenza per chi vorrebbe aiutarlo ma non sa come intervenire.
Proprio perché si tratta di una manifestazione piuttosto comune nell’infanzia – ma altrettanto spaventosa per gli adulti che la osservano – è fondamentale conoscerne le caratteristiche principali, le cause più frequenti e i consigli per gestirla con serenità.
In questo articolo proviamo a fare chiarezza, spiegando come riconoscere il pavor, perché si manifesta, come affrontarlo al meglio e quando può essere utile rivolgersi a un professionista. Buona lettura!
“È notte, mia figlia di due anni si sveglia ma non è il solito pianto, è letteralmente terrorizzata. Il mio istinto di mamma mi dice di prenderla in braccio per rassicurarla ma lei non vuole essere toccata. Io le parlo ma lei sembra non sentirmi né vedermi. Panico…mi sono sentita davvero impotente.”
Veronica, mamma di una bimba di 4 anni
Cosa succede durante un episodio di terrore notturno?
Il terrore notturno è un fenomeno abbastanza comune nei bambini tra i 18 mesi ed i sei anni di età. Sono episodi che si manifestano generalmente dopo almeno due ore dall’addormentamento, al termine del primo ciclo di sonno: il bambino sembra sveglio, ha gli occhi aperti ma lo sguardo perso nel vuoto, è agitato. Può piangere, urlare, balbettare o anche rovistare nel letto, il battito cardiaco aumentare, il respiro accelerare e ricoprirsi di sudore. Quello che spesso destabilizza maggiormente i genitori è l’incapacità di consolarlo: molti specialisti suggeriscono proprio per questo, di non intervenire durante questi momenti.
I genitori, soprattutto durante i primi episodi, si spaventano molto, mentre i bambini non ne conservano alcun ricordo al risveglio.
Perché succede tutto questo?
Per rispondere a questa domanda cerchiamo innanzitutto di capire cos’è il terrore notturno.
Cosa è il terrore notturno?
Il terrore notturno rientra in quelle che il DSM-5 chiama parasonnie: disturbi caratterizzati da esperienze e comportamenti anomali o da eventi fisiologici che si verificano in associazione al sonno o in particolari stadi dello stesso. In particolare, il terrore nel sonno appartiene ai sintomi dei disturbi dell’arousal del sonno non-REM, assieme al sonnambulismo: si tratta cioè di episodi ricorrenti di risvegli incompleti del sonno, che di solito si manifestano durante il primo terzo del principale episodio di sonno (1).
L’uso di sedativi, la febbre, la deprivazione di sonno, le alterazioni del ritmo sonno-veglia, l’astenia e lo stress fisico o emozionale aumentano la probabilità degli episodi.
Quali sono le cause del terrore notturno?
Le cause del pavor notturno, ad oggi, non sono ben conosciute. Gli studi condotti sembrano individuare cause complesse e variabili: stress e ansia, fattori genetici, immaturità del sistema nervoso e presenza di altri disturbi del sonno.
Ansia e stress
Uno studio pubblicato sulla rivista Sleep nel 2013, ha evidenziato l’associazione tra livelli elevati di stress e disturbi del sonno, tra cui i pavori notturni. Questa ricerca ha sottolineato come lo stress possa influenzare negativamente la qualità del sonno, aumentando la probabilità di risvegli notturni e episodi di terrore notturno. Elevati livelli di ansia sono stati riscontrati anche nei soggetti che manifestavano pavor notturno tra 3 e 10 anni(2). L’ansia inoltre può influenzare il contenuto dei sogni e degli incubi. Soggetti ansiosi possono sperimentare sogni più vividi e spaventosi, che possono sfociare in episodi di terrore notturno. Lo stress può causare tensione muscolare, che può manifestarsi durante il sonno. Questa tensione può contribuire agli episodi di movimenti e agitazione caratteristici dei pavori notturni.
Fattori genetici
Il contributo dei fattori genetici nell’insorgenza dei pavori notturni è oggetto di studio. Uno studio pubblicato sulla rivista JAMA Pediatrics nel 2019, intitolato “Genetic and Environmental Influences on the Timing of Sleep Paralysis Episodes in Narcolepsy,” ha analizzato l’ereditarietà dei disturbi del sonno, inclusi i pavori notturni. Questo studio ha suggerito che potrebbero esserci predisposizioni genetiche per tali disturbi, sebbene l’interazione con fattori ambientali sia altrettanto rilevante. Infatti se uno o entrambi i genitori hanno sperimentato pavori notturni, i loro figli potrebbero avere un rischio leggermente aumentato di sviluppare il disturbo. Ciò suggerisce un possibile legame ereditario.
Immaturità del sistema nervoso
L’immaturità del sistema nervoso nei bambini e la sua connessione con i pavori notturni sono stati oggetto di molte ricerche. Lo stesso studio (2) ha evidenziato come l’età influenzi l’incidenza dei pavori notturni. Questa ricerca ha sottolineato che la transizione tra le fasi del sonno è spesso meno fluida nei bambini a causa dell’immaturità del loro sistema nervoso, aumentando la probabilità di episodi di pavor notturno. Il sistema nervoso dei bambini è in costante evoluzione e maturazione. Questa immaturità può rendere il passaggio tra le fasi del sonno meno fluido, aumentando la probabilità di risvegli improvvisi e agitazione notturna. Molti bambini crescono e superano i pavori notturni con il tempo. Con la maturazione del sistema nervoso e l’acquisizione di capacità di gestione dello stress, questi episodi tendono a diminuire o scomparire nell’età adulta.
Ci possono essere episodi di pavor notturno tutte le notti?
La frequenza degli episodi di pavori notturni può variare notevolmente da persona a persona. Non è comune sperimentare pavor notturno tutte le notti, e nella maggior parte dei casi, questi episodi sono sporadici. I terrori nel sonno hanno una durata di 1-10 minuti, ma nei bambini possono durare molto più a lungo, solitamente non più di un episodio per notte. Si tratta di un fenomeno che approssimativamente riguarda più di un terzo dei bambini a 18 mesi, scende al 20% a 30 mesi e si ritrova nel 2,2% degli adulti. Si vede pertanto come il disturbo si risolva con l’età nella quasi totalità dei casi. Nei bambini sono più frequenti nei maschi, mentre negli adulti la distribuzione fra i sessi non presenta differenze.
Sembra così che in gran parte la maturazione stessa del sistema nervoso che avviene durante lo sviluppo, porti alla risoluzione della problematica.
Quali conseguenze?
Nessuna nella maggior parte dei casi che riguardano i bambini.
Tuttavia in una ricerca di Fialho et al. (3) su un campione di bambini e ragazzi tra i 10 ed i 19 anni, si rileva un’associazione molto forte tra l’emicrania negli adolescenti ed episodi di terrore notturno in infanzia.
Hwang et al. (4) hanno mostrato una relazione tra il tinnito ( anche detto acufene, ronzio o fischio nelle orecchie) ed il terrore notturno nella fascia di età 20-44 anni.
Lopez et al. (5) in uno studio su soggetti adulti hanno riscontrato una maggiore sonnolenza diurna nei soggetti che presentavano terrore notturno o sonnambulismo.
Come fare?
Alcuni ricercatori (6) hanno sottolineato come tutti i disturbi del sonno siano aggravati dall’internet addiction, ovvero come un uso eccessivo dei dispositivi elettronici possa creare e mantenere un circolo vizioso: un maggior uso di dispositivi influisce negativamente sul disturbo del sonno e viceversa.
“Il consiglio è quello di non fare niente – sostiene Giovanni Poggi, pediatra presso il Meyer di Firenze – soprattutto bisogna evitare di svegliare il bambino. Meglio non toccarlo né scuoterlo, questo sì che potrebbe spaventarlo, e limitarsi a parlare con voce suadente senza cercare di farlo ragionare. Non importa ciò che si dice, è il tono che aiuta a rilassarsi. Altrettanto utile può essere la musica”. È il caso di somministrare terapie farmacologiche? “No – conclude – il fenomeno è destinato a risolversi da solo. Come per tante altre cose che riguardano i bambini, ci vuole solo un po’ di pazienza”. (7)
Conclusioni
Malgrado la grande attivazione emotiva nei genitori, soprattutto durante le prime esperienze con episodi di questo genere, si tratta di un fenomeno innocuo nella quasi totalità dei casi, che avviene senza alcuna consapevolezza da parte del bambino e la sua risoluzione è spontanea.
Molti clinici sottolineano l’importanza di una “igiene notturna” come forma di prevenzione e trattamento: routine ed orari stabili per l’addormentamento, oscurità in camera da letto, temperatura attorno ai 18 gradi.
Nei casi in cui il pavor nocturnus si presenti con alta frequenza e ad orari fissi, alcuni clinici suggeriscono di svegliare completamente il bambino circa un quarto d’ora prima. Questa procedura deve essere attentamente valutata nell’economia della gestione familiare in base alle esigenze di tutti i suoi membri: quanto pesa la gestione di un pavor, magari con la presenza nella stessa stanza di altri fratelli o sorelle, che però si risolve da solo nel giro di alcuni minuti, rispetto alla gestione di un risveglio programmato nel cuore della notte a cui poi far seguire un nuovo addormentamento? Come spesso accade, non ci può essere una risposta che vada bene per tutti, ma ogni caso deve essere valutato nella sua unicità e peculiarità.
Infine, qualora la problematica del terrore notturno ricorrente provochi sensibili disagi nella vita diurna del bambino (in quella dei genitori basta anche un solo episodio!) come sonnolenza diurna, irritabilità o altro, si consiglia di consultare il pediatra e valutare insieme anche l’opportunità di una consulenza psicologica.
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Bibliografia
(1) DSM-5. Manuale Statistico Diagnostico dei Disturbi Mentali. American Psychiatric Association. Raffaello Cortina Editore. 2014.
(2) Development of parasomnias from childhood to early adolescence. Laberge L, Tremblay RE, Vitaro F, Montplaisir J.Pediatrics. 2000 ;106
(3) Sleep terrors antecedent is common in adolescents with migraine. Fialho LM, Pinho RS, Lin J, Minett TS, Vitalle MS, Fisberg M, Peres MF, Vilanova LC, Masruha MR.Arq Neuropsiquiatr. 2013 Feb;71(2):83-6.
(4) Association of sleep terror, walking or talking and tinnitus. Hwang SR, Hwang SW, Chu YC, Hwang JH.J Formos Med Assoc. 2021 Jan;120(1 Pt 1):145-149.
(5) Objective daytime sleepiness in patients with somnambulism or sleep terrors. Lopez R, Jaussent I, Dauvilliers Y.Neurology. 2014 Nov 25;83(22):2070-6.
(6) Sleep problems and internet addiction among children and adolescents: a longitudinal study. Chen YL, Gau SS.J Sleep Res. 2016 Aug;25(4):458-65.
(7) https://www.meyer.it/index.php/newsletter/novembre-2016/1885-terrore-notturno-cosa-non-fare
