Sonno e memoria

da | Gen 30, 2022 | Consigli per gli sbadigli

Pessima nottata? Sarà difficile alzarsi ed andare a lavorare…

E a scuola? Stare attenti 5 ore come sarà possibile?
Il sonno ed il riposo incidono sulla memoria e sull’apprendimento, è esperienza comune, ma in che modo?

Quale sonno?

Durante lo sviluppo intrauterino ed il primo anno di vita prevalgono le fasi REM sulle non-REM. Gli esperti identificano l’intensa attività REM di questo periodo in una continua opera di costruzione di reti neurali (1). A partire dai sei mesi, però, si osserva un graduale cambiamento nel rapporto rapporto tra le due tipologie di sonno: da un 50/50 ad un progressivo 70/30 in favore del non-REM ai 5 anni. Tale tendenza prosegue per tutta l’infanzia stabilizzandosi sul finire dell’adolescenza in un rapporto 80/20 fino alla terza età. Cosa accade durante il non-REM? E perché sembra che al nostro organismo serva di più?

Il complesso e numeroso sistema neuronale, costruito in sovrabbondanza della primissima infanzia, durante le fasi di sonno non-REM in questa fase della vita subisce una riduzione: viene rimodellato al fine di ottenere maggiore efficienza ed efficacia. Tale efficientamento avviene sulla base dell’utilizzo: la struttura portante rimane, ma si potenziano le parti che sono più utili a ogni specifico essere umano in base all’uso che ne fa.

Età scolare: sonno e funzioni esecutive

In un recente studio di Wang et al (2) condotto su oltre 200 bambini tra i 7 ed 9 anni è stato indagato il rapporto tra sonno e funzioni esecutive in bambini in età scolare. Quello delle funzioni esecutive è un costrutto multidimensionale che racchiude le abilità di un individuo nel controllare e regolare le funzioni cognitive ed il comportamento. In questo studio sono state considerate la memoria di lavoro, la flessibilità cognitiva ed il controllo inibitorio.

Tutte e tre le funzioni esecutive considerate si sono rivelate significativamente correlate al sonno dei bambini: inadeguato numero di ore di riposo, disturbi del sonno e sonnolenza diurna hanno mostrato un legame soprattutto con il controllo inibitorio e la memoria di lavoro.

Adolescenza: cambia ritmo!

In adolescenza il sonno cambia in modo importante: a letto più tardi alla sera e gran voglia di dormire al mattino! Non si tratta di una “moda”. Il sistema nervoso centrale matura e cambia la struttura del sonno spostando in avanti il ritmo circadiano(1). Ne risulta che spesso il sonno che possono fare gli adolescenti, complici anche tutti i “distrattori” a portata di mano, è insufficiente e può contribuire al verificarsi di: sonnolenza diurna, irritabilità, distraibilità, disattenzione e mancanza di motivazione. Forti evidenze indicano come un sonno adeguato favorisca il consolidamento della memoria e la resistenza alle interferenze. Un sonno scarso, disturbato o insufficiente può anche minacciare l’apprendimento mettendo a rischio questa parte di processo di formazione della memoria (3).

Performance accademiche

Curcio et al. (4) indagando il sonno tra gli studenti universitari hanno evidenziato che:

  1. Studenti sia delle scuole superiori che dell’università sono cronicamente in deprivazione di sonno o hanno una scarsa qualità del sonno, con conseguente sonnolenza diurna.
  2. La quantità e la qualità del sonno sono strettamente correlate alla capacità di apprendimento e ai risultati accademici.
  3. La perdita di sonno è associata frequentemente a scarso apprendimento dichiarativo e procedurale negli studenti.
  4. Negli studi in cui il sonno è forzatamente ridotto si nota un peggioramento un neurocognitivo e nelle performance accademiche.

Questi risultati sono stati posti dagli autori in relazione con lo specifico sviluppo della corteccia prefrontale che risulta pertanto vulnerabile alla perdita di sonno.

Conclusioni

Bambini, adolescenti ed adulti hanno ritmi circadiani profondamente diversi gli uni dagli altri. Considerando delle variazioni individuali, possiamo notare che da piccoli il ritmo fisiologico del sonno vede il picco della melatonina intorno alle 21. Quello degli adulti sopraggiunge dopo, attorno alle 22-23. Quello di un adolescente è molto spostato in avanti, oltre alle 24. Per lui o lei sarà difficile dormire le 8-10 ore di sonno raccomandate dall’OMS se dovrà alzarsi per essere al proprio banco alle 8!

Perché accade questo? Perché un adolescente è fisiologicamente programmato per dormire in modo tanto diverso dal resto della famiglia? Walker propone una suggestiva spiegazione socio-evoluzionistica. L’adolescenza è il periodo dell’esistenza umana in cui si attua il passaggio dall’infanzia, età dell’accudimento totale, all’età adulta in cui prevalgono l’autonomia e l’indipendenza. Sembra allora che l’evoluzione ci abbia lasciato un periodo di margine, alla fine di ogni giornata, per promuovere l’autonomia al di fuori del controllo genitoriale.

Così scopriamo che non si tratta di pigrizia… L’invito allora è quello di difendere il sonno degli adolescenti e magari aiutarli a non esagerare con il tirar tardi, cercando di trovare un equilibrio tra la spinta fisiologica a ritardare l’ora di andare a letto e l’esigenza di alzarsi per andare a scuola!


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Bibliografia

(1) Perché dormiamo. Matthew Walker. Poteri e segreti del sonno per vivere una vita sana e felice. Express edizioni. 2018.

(2) Self-Reported Sleep and Executive Function in Early Primary School Children. Chen Y, Wang Y, Wang S, Zhang M, Wu N.Front Psychol. 2021 Dec 20;12:793000. 

(3) Sleep’s effects on cognition and learning in adolescence. Carskadon MA.Prog Brain Res. 2011;190:137-43. 

(4) Sleep loss, learning capacity and academic performance. Curcio G, Ferrara M, De Gennaro L.Sleep Med Rev. 2006 Oct;10(5):323-37.