Figlio vittima di bullismo: cosa fare

da | Ott 8, 2024 | Adolescenza

figlio vittima di bullismo cosa fare

Rabbia, senso d’impotenza e timore di sbagliare sono reazioni comprensibili, ma ci sono passi concreti – emotivi, pratici e istituzionali – che possono fare davvero la differenza in queste situazioni. In questo articolo vedremo cosa fare se tuo figlio è vittima di bullismo o cyberbullismo: come riconoscere i segnali (anche quelli meno evidenti), come costruire un dialogo di fiducia con tuo figlio, quali risorse attivare dentro e fuori la scuola e quando è il momento di chiedere supporto professionale.

L’obiettivo è trasformare una situazione dolorosa in un percorso di protezione, ripresa e crescita condivisa.

Secondo quanto riportato dall’associazione Terre des homes attraverso una ricerca che ha coinvolto oltre 4.000 ragazzi e ragazze tra i 14 e i 26 anni, il 65% dei giovani dichiara di essere stato vittima di violenza e tra questi il 63% ha subito atti di bullismo e il 19% di cyberbullismo.

Unicef afferma che nel mondo 246 milioni di bambini e adolescenti ogni anno subiscono una qualche forma di bullismo.

Definizione di bullismo e cyberbullismo

Iniziamo prendendo la definizione del MIUR (Ministero dell’Istruzione e del Merito):

Il cyberbullismo è la manifestazione in Rete di un fenomeno più ampio e meglio conosciuto come bullismo. Quest’ultimo è caratterizzato da azioni violente e intimidatorie esercitate da un bullo, o un gruppo di bulli, su una vittima. Le azioni possono riguardare molestie verbali, aggressioni fisiche, persecuzioni, generalmente attuate in ambiente scolastico. Oggi la tecnologia consente ai bulli di materializzarsi in ogni momento perseguitando le vittime con messaggi, immagini, video offensivi inviati tramite smartphone o pubblicati sui siti web e sui social network. Il bullismo diventa quindi cyberbullismo.

Questi due sono fenomeni simili perché richiamano ad atti di violenza a danno di giovani, ma che in realtà celano profonde differenze, come sottolinea ancora il Miur con la seguente tabella:

BullismoCyberbullismo
Sono coinvolti solo gli studenti della classe e/o dell’Istituto;Possono essere coinvolti ragazzi ed adulti di tutto il mondo;
generalmente solo chi ha un carattere forte, capace di imporre il proprio potere, può diventare un bullo;chiunque, anche chi è vittima nella vita reale, può diventare cyberbullo;
i bulli sono studenti, compagni di classe o di Istituto, conosciuti dalla vittima;i cyberbulli possono essere anonimi e sollecitare la partecipazione di altri “amici” anonimi, in modo che la persona non sappia con chi sta interagendo;
le azioni di bullismo vengono raccontate ad altri studenti della scuola in cui sono avvenute, sono circoscritte ad un determinato ambiente;il materiale utilizzato per azioni di cyberbullismo può essere diffuso in tutto il mondo;
le azioni di bullismo avvengono durante l’orario scolastico o nel tragitto casa-scuola, scuola-casa;le comunicazioni aggressive possono avvenire 24 ore su 24;
le dinamiche scolastiche o del gruppo classe limitano le azioni aggressive;i cyberbulli hanno ampia liberta nel poter fare online ciò che non potrebbero fare nella vita reale;
bisogno del bullo di dominare nelle relazioni interpersonali attraverso il contatto diretto con la vittima;percezione di invisibilità da parte del cyberbullo attraverso azioni che si celano dietro la tecnologia;
reazioni evidenti da parte della vittima e visibili nell’atto dell’azione di bullismo;assenza di reazioni visibili da parte della vittima che non consentono al cyberbullo di vedere gli effetti delle proprie azioni;
tendenza a sottrarsi da responsabilità portando su un piano scherzoso le azioni di violenza.sdoppiamento della personalità: le conseguenze delle proprie azioni vengono attribuite al “profilo utente” creato.

Le conseguenze psicologiche del cyberbullismo

La possibilità di nascondersi al di là di una connessione sposta l’aggressione del cyberbullo dal piano fisico diretto ad un piano solamente psicologico e sociale, ma che può avere un riverbero perfino a livello globale.

Le conseguenze a breve e lungo termine sia per le vittime che per i bulli sono pesanti, e ad oggi sembra chiaro come entrambi i fenomeni siano determinati anche da una terza categoria di soggetti: gli osservatori. In presenza o in collegamento, in silenzio o incitando l’una o l’altra parte coinvolta, sono anche loro i destinatari dello show che viene messo in atto. E forse proprio su di loro dobbiamo lavorare per costruire una resistenza efficace alla violenza.

Ed i genitori? Cosa possono fare per intervenire sul fenomeno?

Cerchiamo di capire quali possano essere le azioni da porre in atto sia nel caso in cui nostro figlio sia una vittima di bullismo, sia se si tratti di un bullo.

Cosa fare se tuo figlio è una vittima di bullismo

Riconoscere che tuo figlio è vittima di bullismo o cyberbullismo non è facile. Spesso, i ragazzi che subiscono questo tipo di violenza non ne parlano apertamente con i genitori, sia per vergogna, sia per paura di peggiorare la situazione. I ragazzi possono nascondere il loro disagio dietro un’apparente normalità, rendendo davvero difficile per i genitori individuare i segnali. Tuttavia, alcuni indizi, comportamentali ed emotivi, possono aiutarti a capire meglio cosa sta accadendo e ad intervenire.

Per prima cosa si tratta di osservare tutti i cambiamenti significativi nel comportamento di tuo figlio:

  1. Umore: tristezza, irritabilità o improvvise oscillazioni emotive.
  2. Isolamento sociale: evitare di uscire con gli amici o di partecipare ad attività sociali prima gradite.
  3. Declino nel rendimento scolastico: calo nelle prestazioni scolastiche o mancanza di interesse per lo studio.
  4. Disturbi del sonno: difficoltà a dormire, incubi frequenti o insonnia.
  5. Perdita di appetito o cambiamenti nelle abitudini alimentari.
  6. Comportamenti autolesionisti: segni fisici di autolesionismo o espressioni di disprezzo verso sé stesso.
  7. Calo dell’autostima: espressioni di insicurezza, inadeguatezza o di sentirsi “sbagliato”.
  8. Evitamento della scuola: inventare scuse frequenti per non andare a scuola, come mal di testa o mal di stomaco.
  9. Alterazione nell’uso della tecnologia: ansia o nervosismo quando riceve messaggi, oppure evitare completamente di utilizzare dispositivi elettronici.
  10. Capi d’abbigliamento o oggetti personali danneggiati: zaini rovinati, vestiti strappati o sparizione di oggetti personali senza una spiegazione plausibile.
  11. Richiesta improvvisa di denaro o mancanza di soldi senza una spiegazione.
  12. Episodi di aggressività inspiegabile: reazioni esagerate e scatti d’ira in situazioni normali.

Si tratta di episodi occasionali o di una vera e propria modificazione del comportamento?

Per scoprirlo, oltre a stare in osservazione ti invito a creare un clima di dialogo aperto. Ecco anche per questo alcuni spunti di riflessione:

  1. Ascolta senza interrompere: lascia che esprima i suoi pensieri e sentimenti fino alla fine, senza interrompere o dare subito consigli.
  2. Rimani calmo e comprensivo: anche se quello che senti ti preoccupa o ti fa arrabbiare, mostra calma e sostegno, evitando reazioni impulsive.
  3. Validazione emotiva: riconosci i suoi sentimenti senza minimizzarli, ad esempio dicendo “Capisco che questa situazione ti faccia sentire triste/arrabbiato”.
  4. Fai domande aperte: usa domande che incoraggino la condivisione, come “Come ti senti quando succede questo?” o “Cosa pensi ti aiuterebbe a stare meglio?”
  5. Non forzare la conversazione: se non si sente pronto a parlare, non insistere. Fagli sapere che sei lì per lui quando avrà voglia di aprirsi.
  6. Mantieni la fiducia reciproca: non condividere dettagli della conversazione con altri senza il suo permesso, a meno che non sia una questione di sicurezza.
  7. Condividi le tue esperienze: se appropriato, raccontagli un’esperienza simile che hai vissuto, per fargli capire che non è solo.
  8. Fornisci sostegno emotivo costante: anche fuori dal momento di dialogo, ricordagli attraverso gesti e parole che sei dalla sua parte.
  9. Esprimi vicinanza fisica: un abbraccio o un gesto affettuoso, se gradito, possono farlo sentire compreso e amato.

Come affrontare il bullismo a scuola

Dopo aver raccolto informazioni oggettive su luoghi e tempi degli episodi di bullismo, se possibile anche attraverso amici o altri adulti che possono averne, puoi richiedere un incontro con il Dirigente scolastico. Mantenendo un atteggiamento collaborativo, chiedi il suo intervento ed il coinvolgimento degli insegnanti che possono essere di supporto. Alcuni istituti scolastici hanno protocolli anti-bullismo in atto, che possono essere attivati anche attraverso le segnalazioni dei genitori.

Dopo il primo intervento, mantieni un dialogo aperto con gli insegnanti e chiedi aggiornamenti sulla situazione.

Come affrontare il cyberbullismo

Se tuo figlio è vittima di cyberbullismo, la prima cosa da fare è raccogliere e conservare tutte le prove. Fai screenshot di messaggi, post, email o commenti offensivi. Questi elementi ti saranno utili sia per segnalare l’accaduto alle autorità scolastiche, sia alle piattaforme digitali. Le principali piattaforme social e app di messaggistica (Facebook, Instagram, WhatsApp, TikTok) hanno strumenti per segnalare abusi e contenuti inappropriati. Di solito è possibile farlo cliccando sui tre puntini accanto al contenuto offensivo e selezionando l’opzione “Segnala”. Segui la procedura specifica della piattaforma per inviare la segnalazione.

Blocca l’utente che sta compiendo atti di cyberbullismo e, se necessario, limita le impostazioni della privacy del profilo di tuo figlio. Assicurati che solo amici o contatti conosciuti possano interagire con lui sui social media.

Qualora ti trovassi di fronte a minacce o persecuzioni, puoi denunciare l’accaduto alla Polizia Postale, che si occupa di crimini informatici. Puoi segnalare online, ma la denuncia vera e propria deve essere fatta in una stazione di polizia, presentando le prove raccolte.

Non trascurare di insegnare a tuo figlio come proteggere le sue informazioni personali, a non rispondere ai bulli online e a evitare il confronto. Rafforza la sua consapevolezza su come gestire al meglio la presenza digitale.

Infine, considera la possibilità di coinvolgere uno psicologo per fornire supporto emotivo a tutta la famiglia per aiutare ad elaborare l’esperienza in modo costruttivo.

Cosa fare se tuo figlio è un bullo

Molti genitori, di fronte alla notizia che il proprio figlio è coinvolto in episodi di bullismo, possono reagire negando o minimizzando il problema. Questo atteggiamento, pur comprensibile, perché attiva emozioni nell’ambito della vergogna, non aiuta a risolvere la situazione. Negare il comportamento del figlio, infatti, può farlo sentire autorizzato a continuare, e non aiuta a comprendere le cause profonde del suo comportamento sbagliato.

Forse è il momento di aprire ad un dialogo in cui ci sia spazio per maggiore condivisione: cosa e perché ha messo in atto tali comportamenti? Spesso è necessario un supporto da parte di uno psicologo che aiuti ad esplicitare le dinamiche e possa far emergere quali bisogni sono alla base di tali comportamenti aggressivi.

Affrontare il bullismo richiede un approccio collaborativo. La scuola può essere un alleato fondamentale in questo processo. Proponi un incontro con insegnanti, consulenti scolastici e, se necessario, mediatori o psicologi. È importante che tutti lavorino insieme per trovare strategie mirate a cambiare il comportamento di tuo figlio, come ad esempio l’assegnazione di un tutor o la partecipazione a programmi educativi su empatia e rispetto. In alcuni casi, potrebbe essere utile anche il coinvolgimento di associazioni o organizzazioni che si occupano di prevenzione del bullismo. L’obiettivo non è punire, ma offrire un percorso di rieducazione e responsabilizzazione, sia a scuola che a casa.

Conclusioni

Bullismo e cyberbullismo sono conosciuti attraverso i fatti di cronaca nelle loro espressioni più violente e sensazionali. Tuttavia, il fenomeno è molto più diffuso di quanto di pensi e merita attenzione e cura da parte di tutti gli adulti di riferimento di questa società. Non si tratta pertanto solo di riparare a fatti accaduti, ma di svolgere concrete e continue opere di prevenzione a livello comunitario, locale, scolastico e familiare.

È necessario, pertanto, educare consapevolmente al rispetto e alla non violenza fornendo ai giovani modelli di riferimento positivi e promuovendo la narrazione di storie di bullismo e cyberbullismo che favoriscano una diffusa consapevolezza.

Segnalo, infine, il documento UNICEF riguardo alla prevenzione del cyberbullismo in cui è possibile trovare altri riferimenti interessanti rivolti alle famiglie riguardo alla prevenzione del fenomeno.