Crisi emotive nei bambini: come gestirle senza urlare e far passare le regole

da | Ott 4, 2025 | Mini percorso audio

Benvenuta/o in questo mini-percorso dedicato a come gestire le crisi emotive di tuo figlio, con uno sguardo particolare a regole e messaggi educativi.
Sono Elisa Baldi, psicologa dello sviluppo, dell’educazione e della famiglia: aiuto i genitori ad attraversare le piccole e grandi fatiche quotidiane per riscoprire la bellezza della vita familiare.

A chi è rivolto questo primo audio (e perché potresti ritrovarti qui)

Se ti capita di ripetere le stesse richieste senza sentirti ascoltata/o, se il momento di andare a letto si trasforma in un braccio di ferro, se “staccare dallo schermo” sembra dichiarare guerra o i compiti sono sempre una fatica, probabilmente conosci bene quella sensazione di poca efficacia che porta a perdere la pazienza e a urlare. Forse temi che le cose possano peggiorare e ti dispiace passare più tempo nel conflitto che nel piacere di stare insieme.
Questo primo audio nasce per capire da dove arriva quella fatica e come sciogliere i nodi all’origine, così da tornare a vedere risultati concreti.

Prima cornice: smettere di dividere le emozioni in “positive” e “negative”

Nel linguaggio quotidiano parliamo di emozioni “negative”, ma è più utile pensare a emozioni piacevoli, spiacevoli o neutre. Tutte hanno una funzione: la rabbia segnala un bisogno non soddisfatto e ci protegge; la tristezza invita alla vicinanza e alla cura; l’ansia, in dose fisiologica, aiuta a focalizzare attenzione ed energie.
Non sono interruttori da spegnere: sono segnali da ascoltare. Il problema nasce quando proviamo a zittirli in fretta.

Dove spesso inciampiamo: la negazione delle emozioni

Frasi come “non piangere”, “non arrabbiarti”, “non c’è niente di cui preoccuparsi” non fanno sparire l’emozione: rischiano invece di comunicare a tuo figlio che ciò che sente è sbagliato. A lungo andare questo può portare a due strade opposte: da un lato l’interiorizzazione silenziosa (più ansia, più tristezza, autostima fragile), dall’altro l’iper-espressione (urla, porte sbattute) per farsi sentire. Anche noi adulti, quando neghiamo ciò che proviamo, finiamo per irrigidirci o esplodere: soffocare non risolve, spesso amplifica.

Nella vita di tutti i giorni succede proprio così: di fronte alla tristezza cerchiamo di distrarre; davanti alla rabbia ci aspettiamo che si spenga “a comando”; con l’ansia proviamo a razionalizzare (“è solo il mostro dell’armadio”, “per l’interrogazione basta studiare”), dimenticando che l’ansia si sente nel corpo e non obbedisce alla logica immediata.

Il cambio di prospettiva che sblocca

La svolta arriva quando riconosci che l’emozione – anche se ti sembra esagerata – ha un senso; quando smetti di etichettarla come “buona” o “cattiva” e ti chiedi che cosa sta segnalando. In quell’istante puoi passare dall’idea di “spegnere” alla scelta di regolare: prima ti connetti, poi educhi. La regola arriva, ma dopo.

Cosa fare in pratica durante una crisi

Nelle crisi vale una sequenza semplice: prima la sintonizzazione, poi la regola.
Prenditi un respiro e rallenta. Prova a mettere in parole ciò che vedi: “Ti vedo davvero arrabbiato”, “Mi sembri preoccupata”. Non per far passare tutto in fretta, ma per rendere l’emozione conoscibile. Resta accanto con voce bassa e presenza piena: validare non significa cedere; vuol dire dire “sì” all’emozione, non al comportamento che non funziona.
Quando la “tempesta” si è placata, il cervello torna disponibile: è il momento giusto per la regola. In quel passaggio puoi spiegare cosa si fa e perché, concordare una conseguenza coerente, riformulare l’attesa. Così la regola arriva dove deve arrivare e ha più possibilità di restare.

Perché questa sequenza funziona

  • La connessione abbassa l’attivazione e apre alla collaborazione.
  • Tuo figlio impara a nominare ciò che sente (alfabetizzazione emotiva).
  • Tu ritrovi efficacia: meno urla, più ascolto, confini più stabili.

“Ma allora quando insegno le regole?”

Dopo la calma. L’ordine è: osserva → sintonizza → guida. Così eviti due trappole che irrigidiscono la relazione: da una parte la rigidità (muro contro muro), dall’altra l’iper-adattamento (deroghe continue). L’equilibrio sta nel “sì” all’emozione e nel “sì” ai confini, ognuno al momento giusto.

Cosa portarti via da questo primo audio

Le emozioni dei bambini non sono un problema da eliminare, ma informazioni preziose. Negarle le rende più rumorose o più corrosive; accoglierle permette di regolarle, e solo allora la regola può essere ascoltata e interiorizzata. È un cambio di passo che richiede pratica, ma restituisce serenità e senso di efficacia a tutta la famiglia.

Nel prossimo audio

Vedremo, attraverso una storia reale, come mettersi in connessione con le paure di un bambino possa aiutare la famiglia a uscire da un periodo carico di tensione e angoscia, senza farsi travolgere dalle emozioni.

Spero davvero che questa prima parte del percorso ti sia stata utile.
Se desideri avere una sessione gratuita di 40 minuti solo per te in cui approfondire o provare a vedere insieme uno strumento concreto pratico che ti aiuti a migliorare un aspetto importante nella vita con il tuo figlio, scrivimi utilizzando il modulo qui sotto o contattami su whatsapp per un appuntamento.