Crisi adolescenziali: come uscirne

da | Ott 1, 2024 | Adolescenza

Crisi adolescenziali come uscirne

L’adolescenza oggi è percepita come una fase dello sviluppo umano che indicativamente, secondo l’OMS, abbraccia il periodo dai 10 ai 19 anni. Questa indicazione temporale è tuttavia soggetta a oscillazioni a seconda degli esperti a cui ci affidiamo. A volte si parla di preadolescenza (10-14 anni) e tarda adolescenza (16-20 anni), di teenagers (dai 13 ai 19 anni), mentre alcuni esperti trattano di adolescenza fino ai 25 anni di età.
Al di là dei numeri, questo periodo della vita viene spesso vissuto dai ragazzi e dalle loro famiglie come un momento caratterizzato da crisi: emotive, comportamentali, familiari…
Questo articolo è dedicato a genitori, educatori e adulti che si occupano di adolescenti e che desiderano saperne di più sulle crisi adolescenziali: cosa sono, come si individuano e come affrontarle ed eventualmente uscirne.

Crisi adolescenziali: cosa sono

Iniziamo dalla parola crisi che, secondo il dizionario Treccani, è così definita:

Stato di forte perturbazione nella vita di un individuo o di un gruppo di individui, con effetti più o meno gravi […] Con riferimento alla vita interiore, turbamento psichico che insorge a causa dell’incapacità dell’individuo a risolvere certi problemi della sua vita, o per conflitti affettivi, o per l’azione dell’ambiente nel quale egli vive e opera […] essere agitato da problemi di natura spirituale o religiosa, oppure da passioni, da sentimenti contrastanti, la cui soluzione è spesso condizionata da una deliberazione impegnativa.

Importante anche l’origine, l’etimologia della parola:

crisi /’krizi/ s. f. [dal lat. crisis, gr. krísis “scelta, decisione”]

La definizione e l’origine della parola “crisi” posta di fianco all’aggettivo “adolescenziale” già apre ad alcune riflessioni. Iniziamo dal concetto di perturbazione, che richiama alla mente un cielo nuvoloso, carico di precipitazioni pronte a riversarsi al suolo.

La perturbazione è definita “forte”: non si tratta di pioggerella. Ci sarà un netto cambiamento nel meteo della zona e il territorio su cui si aggira questo temporale è sia quello dell’individuo interessato (l’adolescente), sia il gruppo di individui che gli sono vicini (presumibilmente i genitori).

Da notare che non si fa cenno ai danni del temporale: il focus è sul cambiamento e questo necessita una o più decisioni impegnative.

La crisi non è solo negativa

Provo così a trasporre il tutto in una definizione: per crisi adolescenziale intendiamo tutti quei momenti in cui l’adolescente e i suoi adulti di riferimento vivono un forte cambiamento rispetto all’equilibrio precedente e che per essere superato necessita di decisioni nuove e soluzioni diverse.

Si tratta quindi di fenomeni che hanno una connotazione sia individuale sia relazionale.

A livello individuale proviamo a pensare ai cambiamenti fisici che velocemente si avvicendano nel corpo e nella mente di una ragazza o di un ragazzo: l’altezza, il peso, i caratteri sessuali secondari, il menarca, la prima polluzione notturna…
In ambito relazionale possiamo osservare come, nella maggior parte dei casi, si verifichi uno spostamento dell’attenzione dall’interno verso l’esterno della famiglia, con un maggiore interesse per amici, compagni e coetanei.

Ecco che la parola crisi assume un significato all’interno di un percorso di sviluppo fisiologico, nella norma. Attraversare crisi adolescenziali rientra nel gioco della vita. Eppure, può accadere che molti genitori ed adolescenti entrino in seria difficoltà:

Come capire che qualcosa non sta andando nel modo che riteniamo giusto?
Quando una crisi deve mettere in allarme?

Crisi adolescenziali: sintomi?

Le ricerche degli utenti online evidenziano la parola sintomi accanto a “crisi adolescenziali”. Questo termine richiama però al concetto di malattia, qualcosa che fa male e perciò sia da curare.
Credo invece che, proprio nell’ottica della perturbazione di un equilibrio, sia più corretto parlare di segnali, della loro intensità e dell’impatto che possono esercitare sul modo di funzionare del ragazzo.

Il primo segnale su cui invito a porre l’attenzione è il tono dell’umore: possono verificarsi cambiamenti improvvisi verso emozioni spiacevoli come rabbia, tristezza e ansia. Possiamo incontrare momenti di isolamento dagli amici o, più frequentemente dalla famiglia.

Alcuni ragazzi mostrano difficoltà scolastiche o disinteresse per attività che prima li appassionavano. Critiche o pressioni sociali possono divenire improvvisamente molto importanti nella vita del ragazzo. E l’adolescenza è anche l’età in cui possono insorgere alcuni comportamenti rischiosi come l’uso di sostanze o la ricerca di azioni pericolose.

Ognuno dei segnali qui indicati costituisce un timore nella mente di molti genitori di adolescenti con il rimando alla pericolosità di questo momento nella vita del figlio. Eppure, tutti, in piccole o grandi dosi, fanno parte delle nuove caratteristiche che emergono in adolescenza a seguito della maturazione cerebrale del ragazzo: ricerca di novità, coinvolgimento sociale, maggiore intensità delle emozioni, esplorazione creativa.

Quando preoccuparsi?

I segnali, pertanto, da soli non sono sufficienti a dare l’allarme di un pericolo in corso. Tuttavia, è la loro intensità a dover alzare il livello di attenzione degli adulti di riferimento.

Un tono dell’umore che persiste nella rabbia o nella tristezza o nell’ansia e che, per un periodo prolungato di tempo, impedisce il regolare lo svolgimento delle attività di un ragazzo, deve attivare nel genitore un maggiore interessamento.
Un ritiro prolungato dalle relazioni significative amicali e-o familiari deve sollecitare un coinvolgimento da parte del genitore.
Se improvvisamente il rendimento scolastico crolla su più materie, o l’attività sportiva che lo appassionava tanto viene abbandonata siamo di fronte ad un campanello di allarme.
Se critiche o osservazioni determinano grandi scompensi emotivi, forse è il momento di parlarne. Invece, di fronte alla certezza dell’utilizzo di sostanze pericolose o di comportamenti fortemente a rischio non deve esserci dubbio: l’adulto deve intervenire.

Come affrontare le crisi adolescenziali

Pensare di dover superare le crisi adolescenziali come se rappresentassero un ostacolo da oltrepassare in attesa che giunga la beata età della ragione, renderebbe opportuno dotarsi di strumenti che ci aiutino a superare il più velocemente possibile questo momento con il minor numero di ferite.
Ma si tratta di altro.

L’adolescenza di un figlio è un pezzetto importante della sua vita, un periodo ricco di cambiamenti e, di fronte alle difficoltà, è proprio il sostegno degli adulti di riferimento che potrà accompagnarlo nel percorso di crescita.

Ecco così che, in qualità di adulti di riferimento, possiamo pensare di mettere in pratica quattro strumenti fondamentali:

1 – La presenza genitoriale.

Attraverso l’ascolto, non solo delle parole, ma anche di tutti i messaggi con cui il ragazzo ci comunica qualcosa: gesti, silenzi, emozioni. Esercitare la presenza significa sapere come, dove e con chi trascorre le giornate tuo figlio attraverso quella che può essere definita “cura vigile”. Si tratta di aumentare il grado di supervisione delle attività di un figlio in base ai segnali che puoi rilevare dal suo comportamento.
Se:

  • il rendimento e la frequenza scolastica sono regolari
  • le uscite con gli amici rispettose dei tempi e dei luoghi
  • le attività sportive mantenute
  • il dialogo con gli adulti di riferimento è soddisfacente

il livello di attenzione genitoriale può mantenersi basso.

Se invece insorgono difficoltà scolastiche, oppure un isolamento improvviso in una o più delle aree relazionali del ragazzo o comportamenti problematici, è opportuno approfondire e mettere in atto un livello di attenzione maggiore.

2 – L’autocontrollo.

Si tratta di rinforzare tutte quelle abilità che permettano di non reagire impulsivamente di fronte alle difficoltà relazionali e comportamentali dei ragazzi, ma che ci consentono di affrontarle con fermezza e lucidità offrendo azioni ragionate. Quello che spesso accade, infatti, è un’escalation di alta emotività espressa che esaurisce le energie lasciando irrisolte le questioni. Riuscire a non farsi trascinare in prediche o discussioni, ma ricercare un dialogo aperto e comprensivo solo dopo aver ben chiaro a sé stessi quello che vogliamo comunicare.

3 – Il supporto.

Spesso i genitori si sentono soli nelle proprie battaglie: ricercare il supporto di altri adulti, all’interno o all’esterno della famiglia, o un sostegno professionale che possa essere di aiuto nelle fasi più difficoltose delle crisi adolescenziali, è uno strumento efficace che crea connessione e sostegno reciproco.

4 – La struttura.

Fornire poche regole ben definite, ferme ma anche rispettose delle nuove esigenze di autonomia e responsabilità e che rendano sicuro il suo percorso di crescita. Porre limiti non significa necessariamente “tarpare le ali”, ma piuttosto proteggere il ragazzo dalle esperienze che ancora non è in grado di gestire.

Conclusioni

Le crisi adolescenziali sono parte di un percorso di crescita che vede coinvolti sia i giovani che i loro adulti di riferimento: genitori, parenti, educatori, allenatori…

Aspettare che passino in attesa di tempi migliori potrebbe non essere la scelta giusta: il rischio è non accorgersi di segnali importanti che potrebbero aiutarci a sostenere i ragazzi in momenti difficili. Neppure lo scontro aperto e continuo sembra rappresentare una soluzione efficace. In apparenza, infatti, il conflitto mette sì in luce una problematica, ma non fornisce nessuno strumento per farvi fronte che non sia l’esercizio del potere in un continuo braccio di ferro: autoritarismo da un lato, ribellione dall’altro.

La terza via? Esserci. Esercitare la propria presenza stando al passo con la situazione del momento presente, mostrando interesse per ciò che accade al figlio in modo vigile e attento. Questo atteggiamento di apertura permette ai genitori di notare i rischi e mettere in atto le azioni.