Un rumore insolito, particolare, ripetitivo come un gioco lasciato acceso, una finestra che scricchiola. Aggirandoci per casa scopriamo che la fonte di questo rumore è la bocca del nostro bambino che manifesta un episodio di bruxismo infantile!
In cosa consiste esattamente il bruxismo?
Si tratta di un fenomeno che può avvenire durante il sonno (SLEEP BRUXISM) o durante il periodo di veglia e consiste nello sfregamento e/o serramento dei denti. Tale movimento è involontario ed il soggetto che lo manifesta non ne è affatto consapevole. Il bruxismo si può manifestare in 4 modalità diverse:
- SERRAMENTO MANDIBOLARE: consiste nel mantenimento in posizione fissa della mandibola, attraverso l’irrigidimento dei muscoli masticatori ma senza alcun contatto dentale.
- CONTATTO DENTALE: un contatto tra i denti senza che si eserciti forza nell’occlusione
- SERRAMENTO DENTALE: dove il contatto tra i denti delle due arcate in posizione statica è esercitato con forza, ma senza movimenti di scivolamento.
- DIGRIGNAMENTO: in cui il contatto tra i denti delle due arcate è esercitato con forza e movimento accompagnato da rumore ripetitivo e caratteristico che segnala la presenza del fenomeno alle altre persone presenti.
Il bruxismo è un fenomeno diffuso?
Uno studio di Manfredini et al. (1) del 2013 ha esaminato 22 articoli pubblicati sulla diffusione del bruxismo tra i bambini occidentali riscontrando una grandissima variabilità tra i dati: dal 3-5% della popolazione fino al 40%. Tale ampiezza è dovuta alla differenza di rilevazione del fenomeno tra studi diversi: dati polisomnografici ed elettromiografici oppure report dei genitori. La AIOP (Associazione Italiana Odotoiatria Protesica), in un articolo del 2016, afferma che circa il 12% della popolazione soffra di bruxismo (notturno e diurno).
La diagnosi dovrebbe essere condotta in base a rilevazioni dell’attività polisonnografica (PSG) ed elettromiografica (EMG), tuttavia, le particolari condizioni di tali rilevazioni ed il loro costo ne rendono difficile l’impiego. Pertanto, la diagnosi avviene prevalentemente a seguito di una valutazione clinica ed anamnestica.
Quali sono le cause?
Ad oggi la comunità scientifica non è ancora in grado di identificare delle cause specifiche, tuttavia è concorde nell’indicare una molteplicità di fattori di rischio: ambientali, fisiologici e psicologici. Tra le cause ambientali, Castroflorio et al. (2) hanno individuato nell’esposizione al fumo passivo una forte correlazione con il bruxismo nei bambini, così come la presenza di altri disturbi del sonno.
Kuhn et al. (3) in una ricerca del 2018, hanno evidenziato come importanti fattori di rischio del bruxismo negli adulti: stress emotivo, consumo di tabacco, alcol, caffè, apnee notturne, disturbi d’ansia. In bambini ed adolescenti, oltre allo stress, gli stessi autori hanno indicato come fattori di rischio le anomalie comportamentali e la presenza di altri disturbi del sonno.
Quali sono i rischi a breve e lungo termine del bruxismo infantile?
Nell’articolo del 2016 “Understanding bruxism in children and adolescents” di Saulue et al. (4) affermano che il bruxismo sia un disturbo del sonno comune che può determinare seri problemi al sistema stomatognatico (il sistema anatomico che comprende i denti, le mascelle e i tessuti molli associati) come il danneggiamento dei denti, mal di testa, dolori muscolari della mascella e della mandibola. Tuttavia il bruxismo è molto più di una semplice questione di logoramento dentale. I pazienti con bruxismo notturno presentano la presenza di altri disturbi quali: problemi respiratori notturni, insonnia, disturbo da deficit dell’attenzione-iperattività, depressione, instabilità dell’umore, reflusso gastroesofageo. In questi casi la precedenza va al disturbo medico ed alla sua cura e solo in un secondo momento al bruxismo.
Bruxismo nei bambini
In un recente studio del 2020, Soares et al. (5) hanno indicato come siano più soggetti a sviluppare un bruxismo notturno severo i bambini maschi con l’abitudine di mordicchiare labbra e oggetti, mal di testa e scarsa qualità del sonno.
Bruxismo in adolescenti
In adolescenti tra gli 11 ed i 19 anni, Castroflorio et al. (6) hanno individuato una associazione tra il bruxismo notturno e altri disturbi del sonno, in particolare il russamento, mal di testa, affaticamento muscolare della mascella e usura dei denti.
Quando e come si può intervenire?
Molti autori sostengono che la maggior parte dei casi di bruxismo infantile si risolva spontaneamente durante l’adolescenza o la prima età adulta.
Gli autori Saulue et al. (4) suggeriscono un approccio non medicalizzato nei bambini piccoli, incoraggiando i pazienti a monitorare il proprio comportamento disfunzionale ed in un secondo momento modificarlo attraverso trattamenti cognitivo-comportamentali e tecniche di biofeedback.
Macedo et al. (7), attraverso uno studio comparativo sull’uso della farmacoterapia nel trattamento del bruxismo, affermano come non ci siano evidenze sufficienti sull’efficacia dell’impiego di farmaci nella cura del bruxismo notturno.
L’utilizzo di bite o splint, risulta efficace nel preservare l’integrità dei denti, ma non nella cura del bruxismo stesso.
Bruxismo e psicologia
Evidenze provenienti da studi pubblicati su riviste specializzate, tra cui la “Journal of Dental Research” e il “Journal of Oral Rehabilitation”, suggeriscono una connessione significativa tra stress psicologico e l’insorgenza del bruxismo. Situazioni di tensione emotiva e ansia sono state identificate come fattori di rischio rilevanti, mettendo in luce l’importante contributo della psicologia nella sua eziologia.
L’approccio psicologico di intervento prevede infatti l’individuazione delle situazioni di stress cui è sottoposto il bambino o il ragazzo che in quel momento presenta il disturbo. Numerose possono essere le cause di un carico eccessivo: una separazione dei genitori, un lutto in famiglia, un esame importante da preparare. Tuttavia, può accadere spesso che i genitori o il soggetto stesso, se più grande, non siano consapevoli dell’eccessivo affaticamento psicologico cui è sottoposto perché frutto di un incremento graduale. Proprio come descritto da Noam Chomsky nella sindrome della rana bollita: inizialmente l’acqua è gradevolmente tiepida, poi calda, poi bollente fino a rivelarsi letale per la rana che vi è immersa. Il bruxismo potrebbe rivelarsi così un segnale di avvertimento che è bene non trascurare!
Per quanto riguarda l’efficacia di approcci psicologici, la mindfulness emerge come una prospettiva promettente. Studi condotti da Kabat-Zinn et al. (1982) e la revisione sistematica di Chiesa et al. (2011), pubblicati rispettivamente su “Psychosomatic Medicine” e “Clinical Psychology Review”, indicano che la pratica mindfulness può essere benefica nel ridurre lo stress psicologico e migliorare la consapevolezza corporea. L’applicazione di tecniche di mindfulness potrebbe quindi giocare un ruolo significativo nella gestione psicologica del bruxismo, fornendo ai pazienti strumenti per affrontare in modo più adattativo le sfide emotive legate al disturbo.
A chi rivolgersi?
Quando ci accorgiamo che un bambino manifesta bruxismo notturno dobbiamo prima di tutto monitorare il fenomeno: come abbiamo visto, si tratta spesso di un fenomeno transitorio. Osserviamo il bambino durante il giorno cercando di capire se in questo periodo è sottoposto ad uno stress particolare ed eventualmente cerchiamo di “alleggerire” eventuali pressioni.
Se in natura il “digrignare i denti” è riconosciuto come una manifestazione di aggressività in seguito ad una minaccia: possiamo ipotizzare che il bruxismo notturno rappresenti l’espressione di una tensione muscolare che trova la sua origine nelle emozioni vissute durante la giornata. Una consulenza con lo psicologo può aiutare i genitori a focalizzare meglio i fattori di stress cui può essere sottoposto il bambino ed individuare insieme come sostenerlo.
Se invece notiamo anche altri sintomi come mal di testa o dolori muscolari alla mascella o alla mandibola, possiamo richiedere anche un parere al pediatra.
Durante i controlli periodici dal dentista infine sarà possibile controllare l’eventuale usura dei denti e valutare, a seconda dell’età del bambino, l’utilizzo di un device notturno che li preservi dallo sfregamento.
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Riferimenti bibliografici
(1) Prevalence of sleep bruxism in children: a systematic review of the literature. Manfredini D, Restrepo C, Diaz-Serrano K, Winocur E, Lobbezoo F.J Oral Rehabil. 2013 Aug;40(8):631-42. doi: 10.1111/joor.12069. Epub 2013 May 24
(2) Risk factors related to sleep bruxism in children: A systematic literature review. Castroflorio T, Bargellini A, Rossini G, Cugliari G, Rainoldi A, Deregibus A.Arch Oral Biol. 2015 Nov;60(11):1618-24. doi: 10.1016/j.archoralbio.2015.08.014. Epub 2015 Sep 1.
(3) Risk factorsfor bruxism. Kuhn m., Christoph Turo J.Swiss Dent J. 2018 Feb 12;128(2):118-124.
(4) Understanding bruxism in children and adolescents. Saulue P., Carra M-C., Laluque J-F., d’Incau E.Int Orthod. 2015 Dec;13(4):489-506. doi: 10.1016/j.ortho.2015.09.001. Epub 2015 Oct 23.
(5) Association of gender, oral habits, and poor sleep quality with possible sleep bruxism in schoolchildren. Soares JP, Giacomin A, Cardoso M, Serra-Negra JM, Bolan M.Braz Oral Res. 2020 Mar 16;34:e019. doi: 10.1590/1807-3107bor-2020.vol34.0019. eCollection 2020.
(6) Sleep bruxism in adolescents: a systematic literature review of related risk factors. Castroflorio T, Bargellini A, Rossini G, Cugliari G, Deregibus A.Eur J Orthod. 2017 Feb;39(1):61-68. doi: 10.1093/ejo/cjw012. Epub 2016 Feb 15.
(7) Pharmacotherapy for sleep bruxism. Macedo CR, Macedo EC, Torloni MR, Silva AB, Prado GF.Cochrane Database Syst Rev. 2014 Oct 23;(10):CD005578. doi: 10.1002/14651858.CD005578.pub2.
