Ansia nell’adolescenza e nell’infanzia

da | Nov 15, 2023 | Adolescenza, Ansia, Infanzia

ansia adolescenza e infanzia

Ciò che è peggio nel peggio, è l’attesa del peggio.
(Daniel Pennac)

L’ansia è una risposta adattiva dell’essere umano quando è sottoposto ad uno stress. E’ un’emozione fisiologica complessa: tutti proviamo ansia e accade di provare ansia già nell’infanzia e nell’adolescenza. Questa emozione ci permette di autorappresentarci, di rappresentare il futuro e di prevenire un pericolo.

Cosa è l’ansia?

Di per sé l’ansia non ha nessuna valenza negativa, anzi! Aiuta a proteggerci da ciò che non conosciamo e ad anticipare eventuali reazioni ai pericoli. Appartiene infatti al sistema della paura, ma quando la sperimentiamo non abbiamo un oggetto reale di fronte a noi: è una paura rivolta al futuro, verso qualcosa che immaginiamo possa accadere.

Seguendo un modello multidimensionale, possiamo identificare tre componenti principali dell’ansia:

  1. Pensieri: caratterizzati dall’incertezza sulla natura e sull’entità dei pericoli, associati a sentimenti di paura ed apprensione.
  2. Reazioni fisiologiche: iperattività neurovegetativa con aumento di frequenza cardiaca, sudorazione e tensione muscolare.
  3. Comportamenti: evitamento degli stimoli e delle situazioni che portano ansia.

C’è una soglia biologica alla risposta ansiosa ed una diversa adattabilità agli eventi stressanti: non tutti reagiamo allo stesso modo di fronte agli stessi stimoli!

Come riconoscere se c’è un problema?

Riconoscere la presenza di un disturbo di ansia è tanto più difficile quanto più è giovane il soggetto: ci sono ansie e paure fisiologiche come il “riflesso di moro” per uno stimolo rumoroso che si presenta dalla nascita fino circa gli 8 mesi, l’ansia da separazione dopo gli 8-9 mesi, la paura dell’estraneo da 1 a 4 anni. Nella prima infanzia inoltre possono mancare le esperienze che sollecitano l’ansia perché si è sempre sotto la sorveglianza di un adulto. Infine, più si è piccoli, meno strumenti linguistici e cognitivi abbiamo per poterla esprimere!

Come valutare allora se c’è un problema?

Il primo criterio che solo chi si prende cura di un bambino o di un adolescente è in grado di valutare, è la perdita o la mancanza di benessere. Spesso infatti i sintomi si manifestano sul corpo: mal di pancia, agitazione, ma anche pianto, richiesta di vicinanza con l’adulto, nei più grandi irritabilità, ipervigilanza. Una volta escluse potenziali cause patologiche con il pediatra, una valutazione psicologica è consigliabile.

L’altro parametro di riferimento è il funzionamento del bambino-a o del ragazzo-a nei suoi contesti di vita: familiare, scolastico, sportivo, sociale. Se la frequenza ed il rendimento scolastico sono cambiati o divenuti molto faticosi, se non riesce più a svolgere le attività che faceva prima, o se manifesta vissuti di insicurezza, impotenza, fragilità, minaccia, anche in questo caso una valutazione può essere davvero un momento per approfondire e capire cosa sta succedendo.

Quali sono le manifestazioni dell’ansia in infanzia ed adolescenza?

Ci sono diversi modi in cui l’ansia può trovare la propria espressione disfunzionale:

  • Disturbo di panico
  • Fobie specifiche
  • Ansia da separazione
  • Ansia scolastica
  • Disturbo ossessivo-compulsivo

Ognuna di esse ha specifiche caratteristiche, ma tutte provocano sofferenza nel soggetto che le sperimenta, nella sua famiglia, nelle persone che gli sono vicino.

Allarmati dalla condotta del bambino o dell’adolescente, spesso con tanti sensi di colpa sulle spalle o dopo aver sopportato comportamenti inspiegabili per settimane, su suggerimento di un amico o per disperazione, i genitori possono giungere alla conclusione di aver bisogno di aiuto.

Un bambino con ansia scolastica può piangere fin dalla sera prima all’idea di quello che lo aspetta il giorno dopo, avere mal di pancia sulla soglia di casa, sentirsi male sempre davanti al cancello della scuola.

Un ragazzo con fobia sociale può perdersi tutte le occasioni di frequentare coetanei e divertirsi insieme a loro, preferendo la tranquillità della propria stanza, fino ad escludersi e precludersi ogni esperienza reale, rifugiandosi magari nella realtà virtuale.

Una fobia specifica, come ad esempio l’agorafobia, può rendere impossibile alcune attività semplici come prendere i mezzi pubblici, frequentare luoghi all’aperto o quelli al chiuso.

Un disturbo da attacchi di panico destabilizza chi lo sperimenta anche una sola volta, con elevati livelli di ansia anticipatoria, ma lascia anche impotente e distrutto un genitore che vi assiste.

Dopo una di queste esperienze, o altre simili, rivolgersi ad uno psicologo rappresenta un primo passo verso la gestione del problema.

Si fissa un primo colloquio con i genitori e, dopo i 10 -11 anni anche alla presenza del bambino, della bambina, del ragazzo o della ragazza. Durante i colloqui necessari all’assessment, cerchiamo insieme di ricostruire gli indizi che possono portare ad una ipotesi diagnostica, non certo per dare un’etichetta, ma piuttosto per avere dei riferimenti sull’ambito in cui operare. In seguito si potrà tracciare un percorso alla ricerca degli stati mentali problematici che contribuiscono al mantenimento del problema e guidare il soggetto e la sua famiglia verso modalità più funzionali.

Purtroppo lo psicologo non ha la bacchetta magica: servono impegno, motivazione, collaborazione, sia da parte di chi presenta un disturbo, sia da parte della famiglia. Tuttavia è sempre possibile ottimizzare la gestione delle criticità, elaborare strategie più efficaci, migliorare la qualità della vita